FRA DOLCINO
Capo del movimento ereticale (Ossola, metà XIII sec. -Novara 1307); si mise a capo della setta degli apostolici a continuare l’opera di Segarelli dopo che questi era finito sul rogo. La sua predicazione aumentò i proseliti; in seguito alla crociata bandita contro di lui da Clemente V (1306), perseguitato dai vescovi in armi di Vercelli e Novara, si asserragliò nei monti fra il Biellese e l’Ossola con parecchie migliaia di uomini, finché tutti furono sterminati e lo stesso Fra Dolcino condannato al rogo con la moglie Margherita da Trento. Si sa da lettere superstiti indirizzate ai capi delle diocesi , che sosteneva di trarre le sue dottrine da rivelazioni ricevute; annunciò di essere l’inviato per annunciare all’umanità cristiana la fine del 4° ed ultimo periodo, quello della soppressione della riproduzione poiché la chiesa del 3° periodo era stata rinnovata dai grandi purificatori come S.Francesco e S.Domenico. Si atteggiò allora a profeta (palesando a parallelismi a Gioacchino da Fiore), annunciando entro 3 anni dell’indegno pontificato di Bonifacio VIII ad opera di Ferdinando d’Aragona che avrebbe instaurato in terra un regime di equità col trionfo dello spirito di dio.

Dalla Grande Enciclopedia Hoepli
BOLLA DI CLEMENTE V AL RE DI FRANCIA SULLA ROVINA DEI DOLCINIANI
Il vescovo Clemente, servo dei servi di Dio, saluta ed impartisce l’apostolica benedizione all’illustre carissimo figlio in Cristo Filippo re di Francia. Tra tutti i principi della terra ti sappiamo qual astro il più lucente che brilla per devozione pura e piena alla vera religione e alla fede ortodossa che ti adoperi con tutte le tue forze quale validissimo campione di Cristo nella difesa di essa, tanto che ti rattristi nei momenti di avversità per la fede cattolica ed esulti quando essa trionfa, quando ti rendo partecipe di entrambi i momenti, come è giusto che sia per il più cristiano fra i principi, ragion per cui , ogni qual volta ci giunge lieta novella sullo stato di salute della santa chiesa romana e di tutta la cristianità, con animo lieto immediatamente ti informiamo quale figlio amatissimo che abbracciamo con il più sincero affetto; con tanto più affetto perché ti sappiamo fervidissimo zelatore della stessa fede cattolica sapendo così di suscitare in ciò il tuo animo alle gioie della letizia. Ecco che in questo giorno presente, dopo il vespro, ci è giunta la notizia ricca di grandissima esultanza, che quel demone pestifero, figlio di Belial, eresiarca quanto mai orrendo, Dolcino, per prodigioso miracolo di Dio, dopo grandi stragi, fatiche, pericoli e spese pesantissime, finalmente è stato assicurato con molti suoi seguaci alle nostre carceri per opera del venerabile fratello nostro Raniero vescovo di Vercelli ed è stato catturato nello scorso santo giorno della Cena del Signore dagli uomini del vescovo e un’immensa schiera, che stava con lui e da lui era stata appestata, è stata in quel giorno uccisa. E perché tu possa appieno conoscere il modo e la maniera con cui si sono svolte le stragi e la cattura e al fine di accrescere la tua gioia, ti inviamo allegata alla presente la fedele trascrizione delle lettere inviateci a tal proposito dal Vescovo e da Simone Avogadri di Collobiano, cittadino di Vercelli. Ti preghiamo pertanto e ti esortiamo particolarmente a trovare in esse motivo per ringraziare con umile e devota mente nostro signore Gesù Cristo, meditando su come la clemenza del Padre Celeste con occhio di pietosa compassione continuamente vegli sul genere umano dei cristiani e quanto ciò torni a vantaggio del nome cristiano, dal momento che gli ostacoli che si pongono di fronte alla fede cattolica per mirifica volontà divina sono estirpati dalle radici.
Pointiers, 15 Aprile, primo anno del nostro pontificato [1307]

DA “IL SANTO ROGO E LE SUE VITTIME”

COMMENTO: LE COLPE DEI FARISEI DI MATTEO E FRA DOLCINO.
Fra Dolcino è un cristiano! Fra Dolcino crede nel cristianesimo, non nell’insieme del cristianesimo, ma solo in quella parte che, davanti agli affanni dell’esistenza, non si sceglie la parte migliore. Egli non dice: “Il cristianesimo è nemico della vita”. Egli dice: “L’interpretazione del cristianesimo che voi date è nemica della vita!”. Questo sarà un leit-motiv attraverso cui il cristianesimo tenterà di sopravvivere quando i Sistemi Sociali in cui opera gli si scateneranno contro. “Non è Gesù che semina pulsione di morte e schiavismo, ma sono i preti, è il papa ecc. Ecc.”. Nel gioco per la sopravvivenza vengono sacrificati un certo numero di prelati per continuare a riprodurre la pulsione di morte. Questo modo di pensare e di agire è sempre stato un compromesso anche per le frange di pensiero filosofico atee che hanno si negato dio, ma mai hanno messo in discussione la “bontà di Gesù”, permettendo così la riproduzione, in forma diversa e adattata alle nuove situazioni, dell’apparato coercitivo cristiano. Fra Dolcino ha una particolarità, da alcune lettere appare come un invasato, un pazzo farneticante. Affermava di trarre i suoi insegnamenti da rivelazioni ricevute. Diceva di essere inviato per annunciare all’umanità la fine del quarto ed ultimo periodo, predicava la povertà del clero e dei “servi” di dio e combatteva violentemente l’arricchimento dei vescovi ottenuto in danno delle popolazioni. Fra Dolcino si era seduto su una cattedra e intendeva agire secondo i suoi stessi dettami: era uguale a sé stesso!

Cosa voleva Fra Dolcino?
Voleva che chi caricava carichi pesanti sulle spalle degli Esseri Umani socialmente più deboli se ne accollasse almeno una parte. Voleva che quelli che si definiscono servi di dio cessassero di usare mantelli e scenografie per ingannare gli Esseri Umani a cui rubano il pane dalle mani. Fra Dolcino voleva dischiudere il “regno dei cieli” agli Esseri Umani rimuovendone quelli che secondo lui erano gli ostacoli. La predicazione di Fra Dolcino non portava direttamente a Libertà, ma tendeva a portare il pane sulla tavola di chi era costretto a mendicarlo per la propria sopravvivenza. Vi sono epoche storiche e situazioni in cui il pane sulla tavola è il prologo verso Libertà! Senza il pane sulla tavola non c’è Libertà! Fra Dolcino parla di rivelazioni avute. Nella sua “pratica monastica” attraverso il suo fare o attraverso una formidabile sensibilità era riuscito a superare la barriera del quotidiano della ragione. Era riuscito ad alterare i sensi (l’astinenza sessuale provoca blocchi di Energia Vitale che possono produrre fenomeni di alterazione percettiva, pratiche particolari di meditazione o funghi in farine per panificazione andate a male o con presenza di funghi) relazionandosi col circostante nella forma in cui era stato educato a percepire quel circostante. Probabilmente si è trovato in un “paradiso” popolato dai suoi personaggi preferiti che gli hanno dato l’esempio e lo stimolo per perseverare nei suoi propositi. Fra Dolcino aveva alterato la percezione entrando in relazione col circostante senza farsi assoggettare da quel circostante, ma usandolo per scatenare il fuoco che bruciava dentro di lui. La percezione non era occasionale! Non è stata quella di Tommaso d’Aquino che lo imprigionò per tutta la vita, Fra Dolcino era già disciplinato attraverso la sua pratica nel quotidiano (le sue scelte) quando incontrò le sue visioni o le percezioni del circostante: già percepiva le Linee di Tensione, i bisogni e le angosce degli Esseri Umani della sua Specie. Le visioni non hanno fatto altro che scatenare la Furia dentro Fra Dolcino fornendola di strumenti ideali attraverso i quali esprimersi. Fra Dolcino divenne un catalizzatore delle Linee di Tensione che dalla disperazione degli Esseri Umani confluivano verso di lui. Le interpretazioni che lui dava al circostante percepito attraverso le sue visioni appartengono soltanto a lui, al proprio divenuto e alla sua struttura educazionale.
Il circostante è sempre pronto a cogliere l’occasione attraverso la quale estendere Libertà. Il circostante preme sugli Esseri Umani ed agisce quando trova sincronia e rispondenza. Fra Dolcino imputava alla chiesa cattolica quanto proferito da Gesù: “Guide cieche! Voi scolate il moscerino e inghiottite il cammello! Guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti, che pulite il di fuori del bicchiere e del piatto, mentre il di dentro è pieno di rapina e immondezza!…” “Roma, Roma (Gerusalemme, Gerusalemme), che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho dovuto radunare i tuoi figli, come una gallina raduna i suoi pulcini sotto le sue ali, e non hai voluto!…” Naturalmente la chiesa cattolica rovesciava questo, e a ben ragione. Non era lei forse l’incarnazione di Gesù in terra? Non era lei la sposa di Gesù? “Puttana di Gesù” replicava Fra Dolcino.

Da osservatori estrani; dalla torre gettiamo chi ruba il pane dalle mani di chi non si può difendere!
La chiesa cattolica dice che Gesù parlava così dei Farisei, non di sé stesso! Dunque lei era autorizzata a comportarsi in quel modo in quanto quello era l’unico modo che conosceva. La chiesa cattolica non poteva continuare a seminare pulsione di morte se fosse stata povera, se avesse rinunciato all’inganno e alla menzogna, se avesse rinunciato a seminare miseria, se avesse rinunciato a rubare il pane dalle mani di chi non si può difendere. Marta e Maria sono entrate in contrasto. Marta e sua sorella Maria sono in guerra, la sorella di Marta si è presa la parte migliore (Luca). Marta rivendica il diritto affinché i pesi gravosi non gli siano legati addosso! Nessuna delle due dice “Gesù sei un figlio di Puttana!”, ma si scannano a vicenda senza per questo alterare l’oggetto del contendere. Non sta a me dire chi delle due ha ragione nella disputa religiosa, il mio compito è quello di rilevare la relazione prodotta dallo scontro e l’azione svolta dal circostante attraverso la quale sviluppare il principio Libertà! Il circostante non poteva imporre Libertà ai cristiani, ma ha favorito lo sviluppo delle contraddizioni che servono agli Esseri Umani per sviluppare tale principio in soddisfazione dei propri bisogni. La percezione di Fra Dolcino sulla quale è intervenuto il circostante era quella raggiunta da Fra Dolcino attraverso il suo fare. Se egli avesse avuto memoria della sequenza delle scelte che hanno sviluppato quel fare (e non avesse dovuto subire un condizionamento che lo costringeva a pensare l’esistente come creato, anziché come divenuto) avrebbe potuto intuire che quanto costruiva non era l’assoluto, ma poteva svilupparsi ulteriormente. Il circostante ha favorito lo sviluppo della percezione di Fra Dolcino partendo da ciò che Fra Dolcino era e nel tempo in cui Fra Dolcino agiva. Al circostante interessava gettare i semi di Libertà in terra fertile, Fra Dolcino era riuscito a dispiegare le ali della propria percezione cogliendoli e trasformandoli in albero del divenire umano. Giustizia, per Fra Dolcino, passava attraverso la lettura di questo passo evangelico nel quale identificava i Farisei con il clero cattolico. Ogni cosa che egli imputava al clero cattolico le trovava nelle accuse che in Matteo Gesù rivolgeva ai Farisei. A Fra Dolcino non passava minimamente per la testa che gli intenti di Gesù fossero diversi da quelli che egli immaginava e che l’impatto emotivo, a prima vista, lasciava intravedere. Egli immaginava che i Farisei del suo tempo altro non erano che le gerarchie ecclesiastiche. Le gerarchie ecclesiastiche non possono permettere, per quanto è loro possibile, a nessuno di percepire il circostante. Il circostante induce l’Essere Umano alla Libertà, oppure lo convince di essere un eletto con poteri o mandati divini. In entrambi i casi, il contatto col circostante da parte degli Esseri Umani, produce contraddizioni e scontri difficilmente gestibili dalle chiese cristiane. Quando Fra Dolcino (e prima di lui il suo predecessore) iniziò a predicare, il clero cattolico si trovò nelle stesse condizioni in cui si trovò il Sinedrio di Gerusalemme allorché dovette processare Gesù che si dichiarava figlio del loro dio, dio egli stesso! La chiesa cattolica doveva condannare a morte, distruggendolo. La sua predicazione, lungi dall’essere deleteria al cristianesimo, era distruttiva nei confronti di quella gerarchia che quel cristianesimo voleva gestire per seminare pulsione di morte attraverso lo sviluppo della sottomissione e della miseria.

Ecco la gerarchia ecclesiastica dire a Fra Dolcino. “Qualunque cosa dici e qualunque cosa fai comunque sbagli!”. Sia Fra Dolcino che la chiesa cattolica si identificavano in Gesù ed agirono contro l’altro come Gesù avrebbe fatto, se avesse potuto o ne avesse avuto la forza, contro i Farisei. Le accuse che Gesù muoveva ai Farisei erano false (è come dire che dal momento che un ladro appartiene ad un popolo, tutto quel popolo è ladro: si chiama razzismo) o, comunque le loro colpe non erano tanto grandi se confrontate con quelle che aveva la chiesa cattolica aveva accumulato dalla sua nascita allo scontro con Fra Dolcino. Per Fra Dolcino non era importante stabilire se Gesù mentiva o meno, importava solo la descrizione che Matteo ne faceva, e i Farisei, per lui, li aveva davanti incarnati dal clero cattolico e dal suo fare. Sia Fra Dolcino e i suoi seguaci che la chiesa cattolica usano la violenza estrema per imporre le loro ragioni. Sulla violenza non si discute, sui fini della violenza non si può discutere. Si può discutere su chi, usando la violenza per primo, costringe l’antagonista alla reazione: si può distinguere la violenza dalla legittima difesa. L’oggettività in cui Fra Dolcino si muoveva e che intendeva cambiare era un’oggettività di miseria e, quella miseria, era stata costruita, giorno dopo giorno, dalla violenza del clero cristiano sulla gente a cui rubava il pane dalle mani. Fra Dolcino reagisce alla violenza. Reagisce alla volontà del clero cattolico di mettere in ginocchio davanti al macellaio di Sodoma e Gomorra. Reagisce alla violenza con cui il clero si appropria, accumulandole, ricchezze. Esistevano altre vie per modificare quella situazione? A Fra Dolcino erano aperte altre vie per impedire che la gente fosse messa in ginocchio e privata del pane? Se non c’erano altre vie se non quelle della supplica e dell’elemosina quella di Fra Dolcino era legittima difesa.

La violenza è il metodo degli incapaci e l’ultima risorsa dei disperati!
La furia dell’Essere Leone, quando viene messo con le spalle al muro e non gli è lasciata nessun’altra via non nasce dalla malvagità dell’Essere Leone, ma da coloro che non gli hanno lasciato altra scelta! Quali erano i fini della violenza? Nell’invettiva di Gesù contro i Farisei sono chiari. Gesù intende colpevolizzare i Farisei al di là del loro fare. Le accuse di Gesù sono false e vuote, ma articolate per ottenere un effetto suggestivo sullo spettatore. Quali erano i fini della chiesa cattolica? Soggiogare le persone rendendole schiave e dipendenti da essa per continuare a coltivare pulsione di morte attraverso la diffusione della miseria. Quali sono gli intenti di Fra Dolcino? Costringere la chiesa cattolica a rinunciare alla ricchezza per migliorare le condizioni di vita della gente! Una crociata, probabilmente pronta a partire per Gerusalemme, viene deviata e, agli ordini del vescovo di Vercelli va a distruggere le valli in cui Fra Dolcino e i suoi si sono ritirati.
E’ un massacro! I cristiani non risparmiano né uomini, né donne, né bambini. Ancora nel 1992 la chiesa cattolica, per volontà di Wojtyla, nel suo vangelo universale scrive: “Difendere il bene comune della società esige che si ponga chi aggredisce in condizioni di non nuocere”.”Per questo l’insegnamento tradizionale della chiesa ha riconosciuto fondato il diritto e il dovere della legittima autorità di infliggere pene proporzionate alla gravità del delitto, senza escludere, in casi di estrema gravità, la pena di morte. Per analoghi motivi, i detentori dell’autorità hanno il diritto di usare le armi per respingere gli aggressori della comunità civile” . E aggiunge: “se i mezzi incruenti sono sufficienti, l’autorità si limiti a questi mezzi” Naturalmente nella loro pazzia i cristiani si identificano con il loro dio, rubano in nome del loro dio, costruiscono miseria nel nome del loro dio, seminano pulsione di morte nel nome del loro dio, fomentano guerre e stragi nel nome del loro dio, essi sono l’autorità, essi si arrogano il diritto di usare le armi contro gli aggressori, identificando come tali quelli che non vogliono mettersi in ginocchio davanti al loro dio. Non c’è differenza fra Clemente V e Wojtyla, entrambi vogliono gli Esseri Umani in ginocchio per poter creare miseria, solo le condizioni sono diverse; entrambi negano il diritto umano all’autodeterminazione dell’esistenza, entrambi sono responsabili di stragi, stupri, violenze, torture alla gente che non si può difendere; come responsabile di questo è il loro dio! Essi sono l’autorità e, come tale, si arrogano il diritto di costruire miseria nella quale estendere il loro dominio. Solo il possessore di schiavi può uccidere, torturare, incarcerare qualora il suo traffico sia in pericolo (questa è la chiave di lettura del pericolo delle comunità data dal catechismo cattolico), gli schiavi debbono solo obbedienza, devono prostrarsi e supplicare senza mettere in pericolo il commercio di loro stessi. Il vescovo di Vercelli non può risparmiare né uomini, né donne, né bambini. I cristiani temono che anche un solo sopravvissuto possa ricordare il senso della predicazione di Fra Dolcino. I cristiani cattolici sono terrorizzati che questo possa accadere e per questo si impegnano nei massacri più feroci.

Di questi massacri leggiamo l’esultanza del papa Clemente V.
Esulta per le stragi, esulta per le uccisioni, esulta perché, attraverso lui, Gesù di Nazareth ha potuto massacrare i Farisei. Esulta perché quella mattanza gli consente di dimostrare: “Voi non vogliate essere chiamati maestri perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli (in ginocchio davanti al maestro, altrimenti predecessori e successori di Clemente V gli spezzeranno le gambe), e non chiamate nessuno sulla terra padre vostro….né fatevi chiamare dottori…..”. Tantomeno seminate principio speranza. Così le chiese cristiane e quella cattolica in particolare riafferma la fede. La ferocia di Gesù contro i Farisei in Matteo è la stessa ferocia di Clemente V contro i dulciniani. Il motore è lo stesso, le condizioni e i rapporti sono diversi. La gioia e l’esaltazione psicologica con la quale Clemente V scrive a Filippo re di Francia indica che quanto è avvenuto è avvenuto per la gloria della chiesa cattolica e il trionfo di Gesù. La lettera si apre con un’esaltazione delle doti del re e della sua devozione al fare della chiesa cattolica. La lettera del papa è rivolta al re di Francia e non al contadino bracciante della Garonna (o un suo pari). E’ importante in quanto nell’insieme la lettera ribadisce un concetto fondamentale nell’ideologia cristiana. E’ come se Clemente V dicesse a Filippo che lui è il padrone e che Filippo è bravo a riconoscerlo come padrone (proteggendolo come tale) e che, insieme devono gioire in quanto i pezzenti non sono riusciti a conquistare nessun tipo di Libertà. Loro si raccontano che Fra Dolcino, in realtà, non voleva veramente che il clero diventasse povero e alleviare le pene dei poveri, ma voleva diventare un padrone del loro stesso rango spodestandoli per gestire il traffico degli schiavi (leggi fedeli). Per questo motivo esprimono grande gioia! Clemente V e Filippo sanno perfettamente che lo scontro fu tra il Potere di Avere che loro detenevano e rappresentavano e il Potere di Essere che spingeva verso un qualche tipo di Libertà chiedendo la soddisfazione di qualche bisogno contingente (il pane), ma non lo potevano né scrivere né ammettere in quanto essi non potevano ammettere nessun tipo di Libertà che non fosse quella di inginocchiarsi supplicando davanti a loro. Da qui l’irrefrenabile gioia dei padroni di schiavi dal momento che, allontanato un pericolo, continuano ad assicurarsi il potere! Le stragi compiute dal vescovo di Varese rappresentano la lieta novella; rappresentano la traduzione pratica della predicazione di Gesù. Ti comunichiamo, dice Clemente V, la lieta novella in quanto ti sappiamo fervidissimo e zelante della stessa fede cattolica. In altre parole perché sappiamo che per la chiesa cattolica anche tu commetteresti stragi, stupri, violenze di ogni genere nei tuoi domini. Ci è giunta notizia che Dolcino finalmente è stato assicurato con molti suoi seguaci alle nostre carceri ad opera del vescovo Ranieri? No! Troppo semplice! E’ necessario che Fra Dolcino non sia un uomo con degli obiettivi e degli ideali. Gli ideali rimangono dopo la morte dell’ideatore! Fra Dolcino deve essere definito! Idealista? Matto? Nella migliore tradizione della chiesa cattolica Dolcino viene definito come un demone pestifero (non sono solo i demoni ad opporsi alla predicazione di Gesù fra la gente?), apportatore di peste, figlio di Belial (Gesù era figlio di dio e Dolcino viene definito figlio di satana), eresiarca quanto mai orrendo (non solo pensava in modo diverso, ma opponeva resistenza alla violenza della chiesa cattolica).

Fra Dolcino viene definito esattamente come Gesù definiva chi contestava le sue millantate verità; Fra Dolcino fu definito esattamente come la chiesa cattolica definisce chi le contesta l’autorità morale di seminare miseria e pulsione di morte! Le chiese cristiane e quella cattolica in particolare non possono far diversamente; non è lei la sposa di Gesù? Non è lei l’interprete della parola divina? Non è il loro dio il creatore dell’esistente? Dunque se qualche cosa di giusto può esistere dio l’avrebbe dato alla chiesa cattolica! Vuoi che Gesù, figlio della sapienza assoluta, non conoscesse la verità e non l’abbia trasmessa alla chiesa cristiana? Da questo presupposto Fra Dolcino non poteva avere nessun ideale se non quelli ispirati da satana. Se le cose stesero così, allora satana inspira ogni ideale di Libertà mentre dio ispira gli atti diretti alla sottomissione acritica e allo schiavismo. Peccato che il dio creatore dell’universo non esista e non esista nemmeno il suo omologo avversario e che l’ispiratore della Libertà, nelle diverse situazioni della vita, altro non sia che il circostante nella sua marcia attraverso i mutamenti per diventare eterno! Il concetto di ripudio della figura di Fra Dolcino viene imposto da Clemente V allo scopo di impedire lo studio delle sue idee fermando lo spettatore alla definizione mediante aggettivi imposti. Con la stessa tecnica dell’esaltazione attraverso aggettivi viene definita la mattanza eseguita dal vescovo di Vercelli occultandone la bestialità, l’efferatezza e la vigliaccheria delle azioni dello stesso vescovo. Quella mattanza è stata eseguita da un venerabile fratello (degno di venerazione per aver eseguito la mattanza) per prodigioso miracolo divino (questo fratello ha operato insieme e in accordo con dio) e portata avanti con fatiche, pericoli e grandi spese (le spese sono quanto interessano al papa anche se spera di rifarsi con lo sfruttamento delle valli strappate ai seguaci di Fra Dolcino).
In questo scontro il cristianesimo si è giocato tutto: dio compreso! Le stragi commesse rappresentano la clemenza del “padre celeste” (ci ha conservato il posto mentre Fra Dolcino voleva deporci trasformandoci in poveri: questo è un vero miracolo!) che veglia sul genere umano dei cristiani e quanto ciò torni a vantaggio del nome cristiano, dal momento che gli ostacoli che si pongono di fronte alla chiesa cattolica per mirifica (eserciti, spade, cannoni, bombe, campi di sterminio, finanziamenti estorti, ricatti morali e materiali ecc. ecc. compongono la mirifica volontà divina; sembra che i miracoli i cristiani li facciano in questo modo) volontà divina sono estirpati alle radici. Fra Dolcino appartiene al suo tempo. Il suo fare, i suoi desideri, le sue aspirazioni, la sua percezione del circostante appartengono alla relazione fra se e l’oggettività in cui è vissuto. Appartengono all’articolazione e al divenire del proprio condizionamento educazionale.
In Fra Dolcino si scorgo Cerere che, bloccata dalla miseria cristiana, spinge per crescere. Fra Dolcino merita rispetto. Un immenso rispetto meritano tutti coloro che i cristiani cattolici hanno bruciato sui loro roghi i veri altari che la chiesa cattolica ha eretto al Gesù di Nazareth. Un immenso rispetto meritano tutti coloro che per spezzagli il sogno di Libertà i cristiani hanno tagliato le gambe, le braccia, strappato la lingua e lasciati agonizzare per il divertimento dei carnefici e come omaggio al loro dio il macellaio di Sodoma e Gomorra.