Pesca

Introduzione

Pescare a mosca, oltre che divertente, è anche spettacolare.
La pesca a mosca è un metodo di pesca che consente di rispettare anche il pesce, integrato con la natura che ci circonda.

L’attrezzatura

attrezaturaLa canna. Le canne per pescare a mosca sono caratterizzate dall’avere il porta mulinello posto all’estremità inferiore, sotto l’impugnatura. Inoltre in genere hanno dei passanti particolari, fatti aserpentina, per consentire il massimo scorrimento della lenza. Una volta le canne erano in bambù (il cosiddetto bambu refendu), ora sono in carbonio, e variano da una lunghezza di 7 piedi (e anche meno) fino ai 12 e oltre (le canne per salmoni).
Il mulinello. Anche questo ha una forma particolare. Non si tratta infatti del solito mulinello che si usa con le altre tecniche di pesca, ma si presenta come un cilindro schiacciato, una specie di rotella, che praticamente ha quasi esclusivamente la funzione di raccogliere la coda di topo.

La coda di topo. Nella pesca a mosca si usa una lenza particolare, detta coda di topo per la sua forma che tende ad assottigliarsi alle estremità. La particolarità di questa lenza è che ha un suo peso, altrimenti non ci sarebbe la possibilità di lanciare a distanza un’esca del peso di meno di un grammo. Ve ne sono di diversi tipi, lunghezze, forme, grado di affondabilità o galleggianti. Descriverli tutti sarebbe lungo e noioso, per cui eventualmente potete chiedermi delle spiegazioni per iscritto.

I finali. Alla coda di topo va aggiunto un finale di nylon, che può essere a nodi o conico, cioè costituto da un’unico filo di nylon con diametri decrescenti. In ogni caso al finale si da un andamento conico – più grosso verso la coda, più fine in punta – per proseguire la conicità della coda e per agevolare il lancio. Al finale viene poi collegata l’imitazione.

Il lancio

Qui arriviamo al punto cruciale della pesca a mosca. Una volta acquistata l’attrezzatura, ci si trova di fronte al problema fondamentale, ovvero: come lanciare a svariati metri di distanza un’esca che pesa quasi niente. Forse è proprio il lancio che fa di questa tecnica una delle più affascinanti. Chi non ricorda le immagini del film “In mezzo scorre il fiume”, dove i protagonisti facevano volteggiare la coda di topo quasi in una danza per poi lanciare l’insidia nei punti più propizi? Sull’argomento lancio sono nate anche le più accese discussioni nell’ambito dei pescatori a mosca, vi sono scuole diverse, si discute a non finire su chi ha torto o ha ragione… In ogni caso occorre agli inizi che ci sia qualcuno che vi dia una dritta su come impostare il braccio, come tenere la canna, come muoverla, ecc. Un consiglio: non provate da soli, vi scoraggereste e in breve rivendereste l’attrezzatura.

Le esche

In questo caso non sono le esche nel senso comune di questo termine. Qui non si tratta di stordire il pesce con quintali di pastura, o con poveri vermi agonizzanti. Qui si parla di imitazioni. E sì, perché proprio di imitazioni si tratta, ovvero di esche artificiali, costruite con materiali di varia natura (in genere pelo animale o piume) e che tendono ad imitare gli insetti di cui si nutrono i pesci. Ecco da dove deriva il termine “a mosca”. Anche qui il discorso sarebbe piuttosto lungo. Costruirsi da soli le imitazioni è una delle cose più belle della pesca a mosca, tanto è vero che è diventata quasi una disciplina a sè stante. Come per il lancio, anche su questo vale il suggerimento di farsi aiutare da qualcuno all’inizio, poi vedrete che vi appassionerete e inizierete voi stessi a costruire gli artificiali che secondo voi sono più consoni all’ambiente dove pescate e al pesce che volete catturare.