SUI LUOGHI DI FRA DOLCINO: MONTI TIRLO, CIVETTA E RUBELLO

 

– Monte Tirlo: sulla cima sono ancora visibili il fossato e gli spianamenti difensivi realizzati dai dolciniani. La vista è preclusa dagli alberi.

– Monte Civietta: è sormontato da un’alta croce in ferro su basamento in muratura. Le piante limitano la vista al basso Biellese e in parte alla pianura. Anche qui sono ancora visibili gli scavi e gli spianamenti difensivi realizzati dai dolciniani. Esistono alcuni salti rocciosi in particolare sul versante sud-est che si presume siano serviti come avamposti difensivi.

– Monti S. Bernardo e Rubello: anche su questi monti si erano attestati i dolciniani per la loro ultima resistenza. Il Monte Rubello avrebbe preso il nome da ribelle e il S. Bernardo dalla chiesa ivi edifica.

– Stele di fra Dolcino: nei pressi della zona militare, a meridione del Monte Rubello, nel 1907 i socialisti e i libertari biellesi e valsesiani eressero un obelisco in muratura per ricordare i 600 anni della morte sul rogo di fra Dolcino. Le quattro lapidi poste sui lati dell’obelisco furono più volte distrutte dai clericali. Nel 1927 l’obelisco fu fatto saltare con la dinamite dai fascisti. Nel 1974 sul basamento rimasto è stata messa in opera una stele a croce greca in sienite. È questo il luogo di ritrovo per le manifestazioni in onore di fra Dolcino che si tengono tutti gli anni nella seconda Domenica di settembre. Per raggiungere la stele vedere il percorso del secondo anello.

– Grotta di fra Dolcino: un altro elemento che ricorda la presenza dei dolciniani su queste montagne è la pochissimo conosciuta Grotta di fra Dolcino. Veramente chiamarla grotta è eccessivo, in effetti si tratta di una nicchia di pochi metri all’interno della quale è stata appoggiata una piccola lapide inneggiante a fra Dolcino. La grotta sarebbe legata ad un fatto d’armi e più propriamente ad un’imboscata tesa dai dolciniani ai crociati che li assediavano. Per raggiungerla dalla Bocchetta di Margosio scendere per poco meno di cento di metri lungo la strada della Panoramica Zegna fino ad incontrare, sulla propria destra, uno slargo (quota 1290 metri ) e una strada secondaria che scende ad una colonia. Dai cartelli turistici dello slargo scavalcare la ringhiera di protezione e scendere lungo la montagna tenendosi leggermente a sinistra. A quota 1245 metri, poco a monte di un ben marcato sentiero, ai piedi di una paretina si incontra la grotta. Difficoltà del percorso EE, da Margosio 20 minuti. Lungo l’itinerario del secondo anello, come del resto dalla Bocchetta di Margosio, interessante vista sul Monte Rosa e sullo Strahlhorn. Vista altrettanto interessante sulle montagne della Val Sessera e della Val Dolca dove, con un buon binocolo, e possibile individuare branchi di camosci, cervi e caprioli al pascolo.

 

NOTE TECNICHE:

località di partenza: Bocchetta di Stavello (1206) (Panoramica Zegna)

accesso in automobile: da Trivero 7 km

dislivello complessivo: 410 metri circa

tempo di percorrenza: ore 4.25

difficoltà: T, E

periodo consigliato: primavera e autunno

cartografia: Istituto Geografico Centrale N° 9, Ivrea, Biella e bassa valle d’Aosta, scala 1:50.000

bibliografia: Camminando nelle Valli Biellesi, di Giancarlo Regis e Renza Piana Regis, pagine 264 e 269.

 

PERCORSO DEL PRIMO ANELLO.

Dall’ampio parcheggio della Bocchetta di Stavello raggiungere la sua parte settentrionale. Guardando il ristorante bar, alla destra della sua scalinata d’accesso, parte un largo sentiero. Dopo 10 minuti di cammino si arriva ad un colle a quota 1250 metri. In direzione sud-ovest prendere un sentiero, meno largo del precedente, ma sempre comodo e in moderata pendenza. Dopo tre tornanti si arriva sulla cima del Monte Tirlo. Da Stavello 15 minuti. Ripercorrere lo stesso itinerario della salita fino al colle a quota 1250 metri. Da qui in direzione est scendere per un sentiero poco evidente e che in alcuni punti si perde. Seguire sempre la dorsale fino a raggiungere la Bocchetta di Pontiggie a quota 1165 metri. Dalla cima del Tirlo 15 minuti. La bocchetta è segnata da tavoli da pic-nic ed è attraversata da una pista sterrata. Quella di sud porta alla strada bitumata della Panoramica Zegna. Quella di nord rientra a Stavello dopo aver effettuato un ampio giro attorno al Monte Tirlo. Dalla Bocchetta di Pontiggie per raggiungere il Monte Civetta esistono due sentieri. Uno segue la dorsale, scavalca un dosso pascoloso a quota 1180 metri e raggiunge la cima in 15 minuti. L’altro evita il dosso raggiungendo parimenti la cima. Rientrati alla Bocchetta di Pontiggie conviene ritornare a Stavello attraverso la pista sterrata che circonda il Monte Tirlo. Lungo questo tragitto ottima la vista sul M. Barone e su altre interessanti montagne. Da Pontiggie a Stavello 25 minuti. Giro completo ore 1.25.

 

PERCORSO DEL SECONDO ANELLO.

Dalla Bocchetta di Stavello raggiungere l’estremità meridionale dell’ampia spianata. Un sentiero che percorre la dorsale porta in 10 minuti ad un edificio isolato a quota 1265 metri. Prendere, alla propria sinistra, un sentiero ben marcato che con una mezzacosta prima e una serie di tornanti successivamente raggiunge uno sterrato, 20 minuti. Seguendo lo sterrato si perviene a S. Bernardo in 10 minuti. Da Stavello ore 0.40. Dalla parte meridionale del piazzale della chiesa un sentiero in ripida e tortuosa discesa raggiunge il colle S. Bernardo a quota 1332 metri. Questo colle è raggiunto da uno sterrato che parte dalla strada della Panoramica Zegna fra le Bocchette di Stavello e di Margosio a 8 km. da Trivero. Sempre da questo colle lo sterrato continua per la chiesa di S. Bernardo, ma in questo tratto il transito è vietato e la strada è chiusa con sbarra. Continuando nella traversata un sentiero che segue la dorsale consente di salire al Monte Rubello, 40 minuti da S. Bernardo. Il sentiero sempre evidente scende leggermente per poi risalire ad un ripetitore. Con alcune moderate contropendenze si arriva nei pressi di una zona militare recintata e caratterizzata da antenne di ripetitori, 30 minuti dal Monte Rubello. Per raggiungere la stele di fra Dolcino aggirare la zona militare, scendendo di poco sul pascolo verso nord, fino ad incontrare, ad un tornante, un strada bitumata. Risalire la stessa raggiungendo il cancello d’ingresso della zona militare. Immediatamente a destra parte un sentiero che, costeggiando la recinzione, porta in breve alla stele. La discesa si effettua ritornando al tornante della bitumata da dove per pascolo, su tracce di sentiero non sempre evidenti, si arriva alla Bocchetta di Margosio in 20 minuti. Per il rientro alla Bocchetta di Stavello portarsi nella parte settentrionale della Bocchetta di Margosio. Un buon sentiero, in costante e leggera discesa, consente di raggiungere (40 minuti) l’edificio isolato a quota 1265 metri e in pochi minuti di scendere alla Bocchetta di Stavello. Tempo di percorrenza di questo secondo anello ore 3.

 

TIRLO CIVETTA

image002

 

LA GRANDE MARCIA

Quando ai dolciniani risultò impossibile sostenere l’accerchiamento realizzato dalle truppe mercenarie al soldo dei Vescovi di Vercelli e di Novara, sorse il problema di lasciarela Parete Calva, dove erano asserragliati, per una nuova destinazione. Le soluzioni, alpinisticamente possibili, di raggiungere la Valle del Cervo (Piedicavallo), la Valle del Lys (Gaby), risalire la Valsesia per poi passare a Macugnaga attraverso il Turlo, avrebbe portato i dolciniani ad attestarsi presso popolazioni povere. La zona dell’attuale Panoramica Zegna consentiva invece di acquartierarsi presso popolazioni non ricche, ma comunque in grado di fornire ai dolciniani quanto serviva per la loro sopravvivenza. Inoltre le montagne a nord di Trivero permettevano di dominare dall’alto la zona ed erano facilmente difendibili. La soluzione Valsesia – Biellese era quindi l’unica che restava a fra Dolcino per abbandonare la Parete Calva. Nella prima metà del marzo 1306, guidati da pastori che conoscevano bene i posti, elusa la sorveglianza delle truppe accerchianti, fra Dolcino e i suoi si inoltravano nella Val Sorba. Una volta raggiunto il Ponte Parbella la via più conveniente per raggiungere i monti a nord di Trivero, era quella di scavalcare la Bocchetta dei Fornei da dove, con una lunga discesa attraverso la Val Dolca e la successiva Val Sessera, risalire alla Bocchetta di Stavello. Da qui i monti Tirlo, Civetta e Rubello, sono facilmente raggiungibili. Ed è appunto qui che si fortificarono i dolciniani per la loro ultima resistenza. Dal punto di vista escursionistico esistono ancora sentieri che consentono di ripercorrere l’itinerario della Grande Marcia. L’intero tragitto da Rassa alla Bocchetta di Stavello è per escursionisti esperti. Richiede due giorni di cammino, ma può anche essere realizzato separatamente. Notizie sull’itinerario si possono ricavare da:

– Camminando Nelle Valli Biellesi, di Giancarlo Regis e Renza Piana Regis. Libreria Vittorio Giovannacci (Biella) Capitolo 16, pagina 275 e successive.

– Valsesia e Monte Rosa di don Luigi Ravelli, Volume II, pagina 198 e successive.

– Cartografia: Istituto Geografico Centrale, N° 9, Ivrea, Biella e bassa Valle d’Aosta, scala 1:50.000. Carta Nazionale Svizzera, foglio N° 294, Gressoney, scala 1:50.000.

LA GRANDE MARCIA

image004

PARETE CALVA

Alla sommità della Parete Calva è situato un vasto pianoro denominato Pian dei Gazzarri. È qui che, alla fine dell’estate del 1305, si rifugiò fra Dolcino, con i suoi seguaci, per sfuggire alle milizie mercenarie assoldate dai vescovi di Novara e Vercelli. Di quella permanenza rimangono parecchi segni: una cisterna scavata per la raccolta dell’acqua piovana, due incavi utilizzati come mortaio o focolare, un anfratto naturale che sicuramente è servito da ricovero. Su un masso sono ben visibili alcune incisioni datate 1666 inneggiati a fra Dolcino. Incisioni oculiformi testimoniano l’esistenza in questi luoghi d’insediamenti preistorici. La Parete Calva è una montagna aspra, selvaggia, coperta da fitta vegetazione e sottobosco, di difficile accesso. L’itinerario di salita è costituito da un sentiero e da tracce poco segnalate, non sempre facilmente identificabili. Dal punto di vista escursionistico la Parete Calva non riveste alcun interesse. La salita è pertanto consigliata solo ad escursionisti veramente esperti e con una ben precisa motivazione storica.

NOTE TECNICHE:

località di partenza: Dughera (900)

accesso in automobile: da Varallo 22 Km

dislivello complessivo: 525 metri

tempo di percorrenza: ore 1.45

difficoltà: EE – EEF

periodo consigliato: appena dopo lo scioglimento delle nevi e dalla metà di ottobre alle prime nevicate 

cartografia: Istituto Geografico Centrale N° 10, Alagna – Valsesia – Macugnaga, scala 1:50.000; Carta Nazionale Svizzera, Gressoney, foglio N° 294, scala 1:50.000

bibliografia: Valsesia e Monte Rosa, volume II, di don Luigi Ravelli, pagina 212. Guida degli Itinerari Escursionistici della Valsesia, C A I Varallo, volume II, con cartina schematica degli itinerari.

 

VIA DI SALITA.

Dal parcheggio vetture, poco prima dell’abitato di Dughera, salire per la strada bitumata. Dopo un tornante si incontra, sulla propria destra, il campanile di una chiesa. L’itinerario di salita, segnalato col N° 42, inizia poco oltre, sulla sinistra, in un viottolo fra le case. Dopo circa 20 minuti di salita si incontra una scalinata con ringhiera, successivamente un primo ed un secondo torrente (ore 0.30 dalla partenza, quota 1020 metri). Qui non bisogna lasciarsi ingannare da vistose segnalazioni che indicano la Parete Calva sulla destra, (quest’itinerario muore sotto ad una parete dopo aver superato tre salti rocciosi su corde fisse), ma continuare diritti seguendo sempre il sentiero N° 42 qui segnalato. Si incontrano due bancate rocciose da attraversare con attenzione. Dopo la seconda bancata piegare decisamente a destra rimontando un ripido e tortuoso sentiero. Successivamente si incontra una mezza costa e si fiancheggia un tratto roccioso (segnavia N° 42 ben visibile). Si inizia a salire un ripidissimo pendio cercando le tracce fra le felci. Si continua nel bosco e si raggiunge un colle, ore 1.30 dalla partenza. Piegando a destra e superando un passaggio su rocce non facili si raggiunge il vasto pianoro denominato Pian dei Gazzarri, dalla partenza ore 1.45.

Nota: da informazioni private, assunte sul posto, l’itinerario di salita N° 90 non sarebbe consigliabile. Il sentiero è di difficile identificazione nella parte iniziale e più su sarebbe stato interrotto da alcune frane.

 

PARETE CALVA SCHIZZO

image006

Comments are closed.